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mercoledì 14 marzo 2012

VESUVIUS - L'arte di Andy Warhol



Andy Warhol è il rappresentante più tipico della pop art americana. Egli è uno dei rappresentanti più tipici della cultura nord-americana, soprattutto per la sua voluta ignoranza di qualsiasi esperienza artistica maturata in Europa. Rifiutata per intero la storia dell’arte, con tutta la sua stratificazione di significati e concettualizzazioni, l’arte di Warhol si muove unicamente nelle coordinate delle immagini prodotte dalla cultura di massa americana.

La sua arte prende spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come puro istante di registrazione delle immagini più note e simboliche. E l’opera intera di Warhol appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana: si va dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via.In queste sue opere non vi è alcuna scelta estetica, ma neppure alcuna intenzione polemica nei confronti della società di massa: unicamente esse ci documentano quale è divenuto l’universo visivo in cui si muove quella che noi definiamo la «società dell’immagine» odierna. Ogni altra considerazione è solo consequenziale ed interpretativa, specie da parte della critica europea, che in queste operazioni vede una presa di coscienza nei confronti del kitsch che dilaga nella nostra società, anche se ciò, a detta dello stesso Warhol, sembra del tutto estraneo alle sue intenzioni. Il percorso artistico di Warhol si è mosso tutto nella cultura newyorkese, nel momento in cui New York divenne la capitale mondiale della cultura.

Gli inizi della sua pittura risalgono al 1960, dopo un periodo precedente in cui aveva svolto attività di disegnatore industriale. Nel 1963 raccoglie intorno a sé numerosi giovani artisti, costituendo una comune a cui diede il nome di «factory». Abbandona la pittura nel 1965 per dedicarsi esclusivamente alla produzione cinematografica. Il ritorno alla pittura avviene intorno al 1972, con una produzione incentrata soprattutto sui ritratti. Nel 1980 fonda una televisione dal nome «Andy Warhol’s TV».

Francesca Sigilli
(Storico d'arte)


mercoledì 29 febbraio 2012

VESUVIUS - Pali blu di Jackson Pollock

Pali blu, Jackson Pollock, 1953

Questo quadro, come quasi tutte le opere di Pollock, ha dimensioni notevoli (circa metri 2x5), non tanto per esigenze di monumentalità, quanto per evidenziare lo spazio fisico reale in cui si muove l’artista con tutta la sua gestualità. Su questa tela Pollock utilizza colori ad olio, smalti sintetici e vernici all’alluminio, spruzzandoli con batuffoli di cotone, pennelli da imbianchino, pezzi di legno. Su un fondo grigio-nero di metallica colorazione si dispongono vari intrecci di tonalità rosse e gialle. Su tutto emergono otto segmenti neri che danno il titolo al quadro. Da notare che il blu citato dal titolo in realtà è del tutto assente dal campo cromatico del quadro. Tuttavia il titolo «pali blu» suggerisce un’interpretazione figurativa degli otto segmenti neri, quasi ipotizzando una forzatura dalla concezione dell’opera che, in tal modo, non appare più del tutto informale. Ciò potrebbe suggerire un estremo sforzo di ritornare dal caos informe verso un minimo di ordine e di razionalità. Ma è uno sforzo drammatico che mostra tutta la sua difficoltà (o impossibilità) a compiersi. I pali infatti appaiono contorti e disallineati, quasi presi e riassorbiti dal caos informe dal quale cercano di distaccarsi. Il contenuto del quadro si addensa dunque in queste sue conflittualità: il blu, simbolo di spazio e serenità, che non riesce ad apparire, i pali che non riescono a prendere una forma sicura e stabile. Ma lo sforzo dei pali di prendere forma e colore sembra quasi un’allegoria degli sforzi umani di riemergere dal caos in cui la vita si muove. E l’opera sembra così suggerire che la razionalità non è del tutto assente: da qualche parte sopravvive, ma è praticamente schiacciata dall’irrazionalità, che "forse" vincerà. Ed è proprio il senso di questo ultimo "forse", che non viene sciolto in una soluzione finale ottimistica, a costituire il conflitto interno dell’opera.

Francesca Sigilli
(Storico d'Arte)

mercoledì 22 febbraio 2012

VESUVIUS - Jackson Pollock e l'action painting

Jackson Pollock è il più emblematico dell’Action Painting, la corrente che rappresenta il contributo americano all’informale. La sua breve vita è segnata da eventi drammatici che ripropongono il prototipo dell’artista maledetto, tipico del panorama artistico europeo di fine Ottocento, e che nella cultura americana era stato incarnato maggiormente da divi cinematografici. Svolge un apprendistato artistico irregolare frequentando varie accademie e scuole d’arte applicata. All’età di 25 anni, per gravi problemi di alcolismo, si sottopone a diverse sedute psicanalitiche. Viene così a conoscenza del mondo della psicologia, scoprendo le dimensioni dell’inconscio e dell’irrazionalità, che determineranno la svolta decisiva verso l’arte informale.

Non dipinge tradizionalmente con il cavalletto , ma per terra o al muro in maniera dinamica , mediante la tecnica del Dripping (tecnica del «dripping» consistente nel far gocciolare il colore su una tela posta in orizzontale o Action Painting pittura d’azione) legata al puro gesto che porta il segno verso un linguaggio astratto e non figurativo . Le opere così realizzate si presentano come un caotico intreccio di linee e macchie colorate, con una totale assenza di organizzazione razionale.

Jackson Pollock
mentre realizza un action painting
“Non dipingo sul cavalletto. Preferisco fissare le tele sul muro o sul pavimento. Ho bisogno dell'opposizione che mi dà una superficie dura. Sul pavimento mi trovo più a mio agio. Mi sento più vicino al dipinto, quasi come fossi parte di lui, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorarci da tutti e quattro i lati ed essere letteralmente "dentro" al dipinto. Questo modo di procedere è simile a quello dei "Sand painters" Indiani dell'ovest ”

“Continuo ad allontanarmi dai tradizionali strumenti del pittore come cavalletto, tavolozza, pennelli ecc. Preferisco bastoncini, cazzuole, coltelli e lasciar colare il colore oppure un impasto fatto anche con sabbia, frammenti di vetro o altri materiali.”

“Quando sono "dentro" i miei quadri, non sono pienamente consapevole di quello che sto facendo. Solo dopo un momento di "presa di coscienza" mi rendo conto di quello che ho realizzato. Non ho paura di fare cambiamenti, di rovinare l'immagine e così via, perché il dipinto vive di vita propria. Io cerco di farla uscire. È solo quando mi capita di perdere il contatto con il dipinto che il risultato è confuso e scadente. Altrimenti c'è una pura armonia, un semplice scambio di dare ed avere e il quadro riesce bene.”

Francesca Sigilli
(Storico d'Arte)

mercoledì 15 febbraio 2012

VESUVIUS - La Monnalisa coi baffi, uno sberleffo al conformismo

Monna Lisa coi Baffi conosciuta anche “L.H.O.O.Q.”, Si tratta di una riproduzione di un capolavoro universalmente riconosciuto, la “Gioconda ” di Leonardo. Con un intervento minimo, Duchamp “rettifica” quest’opera facendo spuntare alla “Monna Lisa ” barba e baffi, analogamente a quanto ciascuno di noi ha fatto almeno una volta, da ragazzo, scarabocchiando qualche libro scolastico.

Con questo gesto l’autore non vuole sfregiare un capolavoro, ma semplicemente contestare la venerazione che gli è tributata passivamente dall’opinione comune. In questo caso la provocazione è doppia, in quanto dissacra uno dei miti artistici più consolidati, quello della “Monna Lisa ”, appunto; inoltre, le lettere maiuscole che costituiscono il titolo “L.H.O.O.Q. ”, poi, se sillabate secondo la pronuncia francese, danno origine a una frase volgare (“Elle à chaud au cul”, cioè “Lei ha caldo al sedere”) e gratuita, cioè assolutamente estranea al contesto.

Riguardo a quest’opera sono stati trovati significati più sottili, che sono stati spiegati valendosi di discipline come l’ermetismo e l’alchimia, argomenti di cui pare Duchamp si interessasse molto. La “Gioconda con i baffi” nascerebbe da una segreta e divertita allusione “ermetica” all’androginia dell’effigiata. L’androgino, come unione del maschile e del femminile (e quindi dei contrari) è, infatti, una figura simbolica ricorrente nei trattati alchemici e disegnare barba e baffi sul volto della “Gioconda ” è in fondo mascolinizzare una figura femminile.

Per quanto riguarda le cinque lettere “L.H.O.O.Q. ”, si ipotizza che Duchamp possa aver preso spunto per questa buffa associazione da una miniatura di Jean Perrel, proveniente da un manoscritto alchemico del ‘500. In questo modo Duchamp non vuole negare l’arte di Leonardo ma, a modo suo, onorarla. Egli mette, infatti, in ridicolo gli estimatori superficiali e ignoranti, attaccati alle apparenze e alle convenzioni. Poiché tutti dicono, da sempre, che la “Monna Lisa ” è straordinariamente bella lo diciamo anche noi, per conformarci acriticamente al volere e al gusto (o al cattivo gusto) dei più.

Francesca Sigilli
(Storico d'Arte)


mercoledì 8 febbraio 2012

VESUVIUS - Alla scoperta dell'arte contemporanea

Siamo lieti di presentarvi una prestigiosa novità: VESUVIUS è la nuova rubrica sull'arte contemporanea realizzata per iDifferent.it dallo storico d'arte Francesca Sigilli che ci accompagnerà nelle prossime settimane in un viaggio alla scoperta dell'arte ai giorni nostri. Continuate a seguirci!


Si sente spesso parlare di arte contemporanea, ma cosa si indente veramente quando si parla di Arte Contemporanea? Il suo termine si riferisce generalmente all'arte creata nel presente. L'uso dell'aggettivo generico "contemporanea" per definire l'arte dei nostri giorni è dovuto anche alla mancanza di una scuola artistica dominante o distinta riconosciuta da artisti, storici dell'arte e critici.

L'espressione tende ad includere tutta l'arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo, caratterizzata da opere prodotte con tecniche e linguaggi interdipendenti: videoarte, pittura, fotografia, scultura, arte digitale, disegno, musica, happening, fluxus, performance, installazioni. L’artista usa dunque tecniche elementari e non accademiche, come il bambino, e dall’infanzia recupera il gusto di una diversa collocazione delle cose. Marcel Duchamp con il suo Ready-Made dimostra come l’oggetto quotidiano, non creato dalle mani dell’artista, può diventare un oggetto misterioso e nuovo, se guardato con occhi inediti che ne scoprono una diversa dimensione.

"Fontana", l'orinatoio (1917) 
Marcel Duchamp
un esempio di  ready-made
Insomma l’artista del nostro secolo si accorge di poter applicare all’arte metodi derivati dalla psicoanalisi , dalla relatività di Einstein , il caso diventa un valore non da punire ed esaminare ma da esaltare. Come il bambino gioca con ciò che trova, cosi l’artista adopera il mondo per quello che è.

Il suo primo ready-made si tratta di una ruota di bicicletta imperniata su di uno sgabello tramite le forcelle del telaio risale al 1913 intitolato, per l'appunto, "Bicycle Wheel”. “Fontana” l’orinatoio rovesciato rimane a tutt'oggi il più brillante esempio di arte del '900 assieme alla sua Monna Lisa coi baffi.

Francesca Sigilli
(Storico d'Arte)


domenica 18 dicembre 2011

Le favole di Esopo - Una famiglia felice

Ecco una nuova fiaba di Esopo scelta per voi dalla nostra Cristina Bruno.

C’era una volta un leone e una leonessa che si amavano molto ed ebbero tre splendidi leoncini.
Erano una famiglia felice, il padre cercava ogni giorno il cibo per la sua famiglia, mentre la madre accudiva i piccoli e insegnava loro a crescere e li proteggeva dalle insidie esterne.
Però, come sempre i momenti felici sono invidiati e una famiglia di rinoceronti cercava sempre di rendere la vita difficile ai genitori.
Continuavano a controllare i movimenti della famiglia per far sì che il cibo che il padre cercava non potesse essere disponibile. Con ogni mezzo facevano scappare le gazzelle e i genitori pian piano non riuscirono a sfamare i loro piccoli.
Il papà leone a poco poco perse ogni voglia di cacciare e cominciò a gironzolare senza meta.
La mamma leonessa vedendo che la sua famiglia a poco poco sarebbe morta di stenti, si mise a cacciare per poter sfamare i suoi figli. Purtroppo dovette allontanarsi molto da casa e questo procurò anche un allontamento dai suoi piccoli, che non capirono il perché la mamma stesse via tanto tempo anche se quando tornava portava sempre il cibo per poter continuare a vivere.
I cuccioli crescevano e divennero splendidi leoni, ma nel loro cuore c’era sempre un velo di tristezza e malinconia dei tempi passati quando erano felici con i loro genitori.
Nonostante tutto, i leoni divennero forti e non si spaventavano di nulla di fronte alle sventure e impararono a lottare contro ogni avversità e ingiustizia che incontravano.
Insieme così riuscirono a tenere lontani i rinoceronti e poter vivere serenamente.

domenica 27 novembre 2011

Esopo - Conosciamo insieme il più grande scrittore di favole

Si ritiene che Esopo fu il primo scrittore di favole. E’ considerato l’iniziatore della favola come forma letteraria scritta.

Di origini greche, visse nel VI secolo a.C. all’epoca di Pisistrato tiranno ad Atene, era un grande scrittore di favole anche un po’ sarcastiche nei confronti degli uomini. Le favole di Esopo hanno principalmente uno scopo educativo. Ciò significa che, nelle narrazioni, assistiamo di continuo a situazioni ispirate a un insegnamento pratico soprattutto con uno sfondo di deterrente morale che si riflette sulla fisicità e sull’emotività dei personaggi. Gli esempi di Esopo sono magistrali nella loro piccolezza, riflettono infatti, in situazioni elementari, tutte le caratteristiche della vita reale. L’inganno, la verità, l’apparenza, la stoltezza e l’astuzia: queste caratteristiche astratte sono esposte di frequente in Esopo, ma tutte in correlazione con la morale finale, con un fine educativo. Infatti alla fine di ogni favola, Esopo espone il significato della stessa come momento di riflessione o monito sui comportamenti degli uomini.

IL CAPRETTO SUL TETTO DELLA STALLA E IL LUPO (NR. 106)
Un capretto, mentre se ne stava sul tetto della stalla, vide passare un lupo e prese ad insultarlo e a sbeffeggiarlo. Ma il lupo gli disse: “Caro mio, questi insulti non sei mica tu che li fai: è il luogo dove ti sei messo”.
La favola mostra come il luogo e l’occasione possano tante volte rendere audaci le persone dinanzi ai più forti di loro.

LA CAPRA E L’ASINO (NR. 16)
Un tale teneva un asino e una capra. La capra, che era invidiosa dell’asino perché gli davano fin troppo da mangiare, andava dicendogli che lo maltrattavano senza tregua, ora facendogli girar la macina, ora caricandolo di pesi e lo consigliava di fingersi epilettico e di lascarsi cadere in un fosso, se voleva godere di un po’ di riposo. L’asino le diede retta: si buttò giù e si fracassò le ossa. Allora il padrone chiamò il medico e gli chiese un rimedio. E il medico ordinò che gli facessero un’infusione di polmone di capra, che lo avrebbe risanato. Così, per curare l’asino, uccisero la capra.
Chi macchina inganni contro gli altri è il primo autore delle proprie disgrazie.

Cristina Bruno

giovedì 24 novembre 2011

Impara l'arte - I colori a olio (Parte 5)



Dopo la descrizione dei materiali e degli strumenti, oltre allo studio delle varie tonalità dei colori, proviamo ad elencare le varie fasi di esecuzione di un dipinto.

Imprimitura: è la base adella tela, della tavola di legno o del cartone. Le tele in commercio hanno già una imprimitura di base. Posta sul cavalletto si potrà iniziare a passare una base di colla fluida. Una volta asciugata, con un pennello di setola piatto si spalmerà più volte una mestica composta da gesso, colla e olio di lino. Si può anche aggiungere un po’ di polvere nera ( perché sia la base sul grigio). E’ importante che non sia troppo levigata per non ispessire troppo la tela e che la trama rimanga elastica. Sul retro della tela si può passare uno strato di olio di lino mescolato con un po’ di acqua ragia affinchè il dipinto sia garantito nel tempo ed evitare distacchi di colore.

Analizzare e studiare il soggetto è una fase fondamentale su come vogliamo ritrarre e come vogliamo che le nostre sensazioni possano arrivare a chi osserva il soggetto stesso. La scelta del colore di sfondo e cosa vogliamo sia di rilevanza del dipinto. Qualsiasi oggetto o persona o paesaggio può essere interpretazione personale di se stessi.

Schizzo a matita o grafite o bozzetto del soggetto delineano lo spazio all’interno del dipinto. Il bozzetto ritrae l’intero schema del dipinto, non solo di poche linee tracciate, evidenziando anche i chiaro-scuri. Un passaggio importante e che rimane nell’esecuzione nel tempo del proprio dipinto.
Abbozzare è una fase che può durare nel tempo. La sovrapposizione del colore e delle sfumature e tonalità che variano nel tempo oltre al rinforzo del colore o il mutare dei chiari o degli scuri, fa sì che si possa raggiungere quello che si desidera. La pittura a olio necessita di tempi lunghi per far sì che il colore asciughi bene per poter apportare modifiche o tonalità diverse. Anche se nell’esecuzione si potrà trovare tonalità di colore proprio grazie alla mescolanza dei colori.

Il colore va prima di tutto posto sulla tavolozza e ben impastato con una spatola, va steso sul dipinto con pennellate sciolte senza soluzione di continuità e poi man mano che si procede si affinano le forme e i colori d’insieme. Iniziando sempre con i toni chiari e tenendo conto delle parti in luce si procede all’armonia dei contrasti di colore.

Si dà sfogo alla nostra fantasia creativa!!!

Cristina Bruno

mercoledì 9 novembre 2011

Impara l'arte - I colori a olio (Parte 4)

Precedenti:
I colori a olio (Parte 1)
I colori a olio (Parte 2)
I colori a olio (Parte 3)


Riportiamo nuovamente la ruota cromatica, fondamento essenziale per la conoscenza dei colori e loro sfumature.


Costruire la Ruota Cromatica
Si parte naturalmente dai tre Colori Primari: Giallo, Rosso, Blu. Li disponiamo quindi entro un triangolo equilatero in modo che il Giallo stia in alto, Blu in basso a sinistra ed il Rosso in basso a destra.

Tracciamo quindi un cerchio che inscriva il triangolo e costruiamo altri tre triangoli con le basi appoggiate ai lati del triangolo dei colori primari. In questi tre nuovi triangoli in cui porremo i compositi ottenuti dai colori primari combinati a due a due. Ricaviamo così i tre Colori Secondari:

Giallo + Rosso = Arancio - Giallo + Blu = Verde - Rosso + Blu = Viola
Dal cerchio entro cui è iscritto l'esagono dei Colori Primari e Secondari, tracciamo un anello, diviso in dodici segmenti uguali e riportiamo i Colori Primari e Secondari in quei segmenti in cui vengono a cadere, lasciando un segmento vuoto ogni due. In questi segmenti vuoti porremo i colori Terziari, risultanti dalla combinazione di un Primario con un Secondario, e che sono:
Giallo + Arancio = Giallo-Arancio - Rosso + Arancio = Rosso-Arancio
Rosso + Viola = Rosso-Viola - Blu + Viola = Blu-Viola
Blu + Verde = Blu-Verde - Giallo + Verde = Giallo-Verde

Otterremo così un anello diviso in dodici parti uguali, in cui i colori (3 Primari, 3 Secondari e 6 Terziari) occupano posti irreversibili e si susseguono secondo l'ordine dell'arcobaleno.
Naturalmente sarebbe ancora possibile andare a creare ulteriori toni di colore mescolando i colori Primari con i Terziari adiacenti, e poi i Secondari con i Terziari Adiacenti. In questo modo avremmo un anello di 24 segmenti.

Da notare che più si avanza con il livello di "mix" dei colori e più i toni sono più "smorzati", in quanto conterranno sempre meno colore saturo (ossia meno Primario puro). Avanzando con le mescolanze (Ruote Cromatiche con 24, 48 o additrittura 96 colori), vedremmo che i toni si assomigliano sempre più, andando ad avvicinarsi sempre più ad un colore grigio neutro.

Per quanto in la' si vada con il "mix", di ogni colore si potrà sempre trovare istantaneamente il relativo complementare: è il colore che si trova al posto diametralmente opposto sulla ruota esterna! Così anche con tinte tenui potremo trovare quale tinta abbia il maggiore contrasto possibile (Complementare) o il minore contrasto possibile (i due colori adiacenti alla sua destra ed alla sua sinistra).

Cristina Bruno

domenica 6 novembre 2011

Chingula e altre storie - I segreti della nostra casa

Ecco una nuova fiaba tratta da "Chingula e altre storie" scelta per voi dalla nostra Cristina Bruno.

Un bel giorno una donna stava cucinando, e mentre accendeva il fuoco fece cadere della brace sul cane, il quale si lamentò a gran voce dicendo così : “ Signora, perché mi bruci? “.
La donna rimase esterrefatta: “ Un cane che parla! “ disse fra sé, “ è davvero incredibile! “.

Spaventata, cominciò allora a picchiare il cane con il grossi mestolo di legno che stava utilizzando per cucinare.
Il mestolo, a quel punto, disse: “ Il cane non mi ha recato alcuna offesa, perché dovrei picchiarlo? “.

Ora la donna, più che mai incredula, non sapeva più come comportarsi.
Decise perciò di andare dalle vicine a raccontare l’accaduto per consultarle sul da farsi, ma mentre usciva di casa la porta la avvertì con severità : “ Non uscire da questa casa! Rifletti a fondo su quanto accaduto, ma ricordati che i segreti di una casa non vanno raccontati in giro “ .

La donna pensò a quanto la porta le disse e arrivò alla conclusione che forse la causa di tutto era stato il suo comportamento impulsivo e violento nei confronti del povero cane.
Chiese così perdono alla bestiola e divise con lui il cibo che stava preparando.

Fiaba tratta dal libro “Chingula e altre storie”
Edizioni dell’Arco – www.edizionidellarco.com

domenica 30 ottobre 2011

Chingula e altre storie - Il gatto e i topi

Ecco una nuova fiaba tratta da "Chingula e altre storie" scelta per voi dalla nostra Cristina Bruno.

Anticamente, molto tempo fa, il gatto era il maestro dei topi. Insegnava loro molte cose : l’osservazione attenta, la corsa e soprattutto come sfuggire alle persone che incontravano.
Un giorno il gatto arrivò a scuola a digiuno, non avendo mangiato a casa della moglie. Chiamò come al solito i suoi alunni soffiando nel corno; al loro arrivo cominciò le lezioni. Insegnò, insegnò, ma era stanco e si sentiva svenire per la fame. Quando questa divenne insostenibile, si rivolse ai topi parlando così: “ Ragazzi, chiudete gli occhi. Che nessuno veda nulla “. Tutti chiusero gli occhi e fu allora che il gatto con un balzo ne afferrò uno e uscì fuori per mangiarselo. Terminato il pasto, rientrò.

Gli altri topi guardavano in giro, cercando il loro compagno scomparso, ma non vedendolo, chiesero al gatto : “ Maestro, dov’è il nostro compagno? “. Questi rispose: “ L’ho mandato a casa mia a prendere un’ascia “.
Rimasero ad attenderlo fino a sera, quindi tornarono alle loro case.

Il gatto mangiandolo, si era accorto del buon sapore del topo. Il giorno dopo soffiò nel suo corno e i topini, che non immaginavano che egli avesse mangiato il loro compagno, si avviarono in fretta a scuola.
Questa volta il gatto non aveva fame, ma ricordando il buon sapore della carne di topo si comportò come il giorno precedente. Ordinò agli allievi di chiudere gli occhi, catturò uno di questi, lo portò fuori e se lo mangiò. Nessuno dei compagni si accorse di nulla. Tornato in classe, il maestro disse : “ Il vostro compagno non c’è perché l’ho incaricato di andare a casa mia a prendere del cibo “. Non era vero.

Le aggressioni si ripeterono per molti giorni, sino a quando, dopo avere ordinato ancora una volta agli allievi di chiudere gli occhi, nel tentativo di afferrare uno di questi, il gatto inciampò nel banco, spaventando la vittima.

Il topo, accortosi delle intenzioni del gatto, fuggì insieme a tutti gli altri.
Alcuni si arrampicarono nel granaio, altri trovarono rifugio nei campi. Quelli che si erano rifugiati nel granaio non potevano uscire, perché il gatto li aspettava in basso per prenderli; quelli che si trovavano nei campi non potevano tornare, perché temevano di essere mangiati.
Fu così che i topi di granaio e i topi campagnoli non si incontrarono più, e l’amicizia fra gatti e topi da quel momento finì.


Fiaba tratta dal libro “Chingula e altre storie”
Edizioni dell’Arco – www.edizionidellarco.com

mercoledì 26 ottobre 2011

Impara l'arte - I colori a olio (parte 3)

Precedenti:
I colori a olio (Parte 1)
I colori a olio (Parte 2)


Pennelli e Spatole
Strumenti indispensabili per la pittura ad olio e se i pennelli fanno da padrone anche la spatola funge da complemento per riempire “campiture”, ossia spazi di colore di solito monocromatico e per dare rilievo e spessore al colore stesso perché sono pieni di materia.

La tecnica del pennello invece è quello che, secondo me, rilevano maggiormente i sentimenti e le sensazioni del pittore.
I pennelli si dividono nella forma in rotondi e piatti e a ventaglio; i primi sono destinati al dipinto di spessore e non a velatura mentre i secondi sono più per dipingere sfondi o spazi di colore omogenei più o meno vasti. I pennelli a ventaglio sono adatti alla velatura utilizzati spesso sul dipinto già secco per rendere più morbidi alcuni toni di colore.

Il pennello, dopo l’uso è bene adoperarsi per una accurata pulizia per una migliore resa nel tempo e per mantenerlo morbido. Quindi và sgrassato con acqua calda e sapone neutro (io uso il marsiglia) oppure con trementina o petrolio. Asciugato bene con uno straccio e imbevuto in olio d’oliva. In tal modo è pronto per essere utilizzato per il prossimo lavoro.

Cavalletto, cassetta del pittore e tavolozza
Il cavalletto è’ un simbolo della pittura a olio ed è necessario iniziare ad imparare ad utilizzarlo e cimentarsi a disegnare e dipingere con la mano ed il braccio sospesi; è la giusta posizione per non perdere di vista l’insieme del dipinto.

La cassetta dei colori è un utile oggetto per custodire i colori, oli, pennelli, essiccativi e tavolozza, in modo da avere tutto a portata di mano anche nel momento in cui vorremmo dipingere “all’aria aperta”.

La tavolozza, al di là della forma che può essere rettangolare o ovoidale, di solito è quella classica in legno. All’inizio và spruzzata con olio di lino affinchè i colori non penetrino nel legno e dopo l’uso và pulita con un raschietto per sollevare il colore e fregando il piano con uno straccio imbevuto di essenza (acqua ragia).

Cristina Bruno

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domenica 16 ottobre 2011

Chingula e altre storie - Il macinino magico

Ecco l'ultima fiaba tratta da "Chingula e altre storie" scelta per voi dalla nostra Cristina Bruno che dalla prossima settimana sceglierà ogni settimana una delle immortali fiabe di Esopo.

Da qualche parte, in uno dei tanti villaggi, c’era una volta un povero falegname che viveva con la moglie e sette figlie. Nonostante lavorassero parecchio, il falegname era molto povero.

Un giorno, mentre tagliava un albero nella foresta, gli si avvicinò un uomo nero che gli domandò minaccioso: “Perché mai uccidi un albero ogni giorno?”.
“Signore, ho una moglie e sette figlie da sfamare. Abbattere quest’albero e venderne il legno è l’unico modo che ho per procurarmi un po’ di soldi e non morire di fame”.

L’uomo nero si è impietosito e disse: “Ti darò questo macinino da caffè che è in grado di creare tutto il cibo che desideri, ma promettimi di non venire più qui”.
Il falegname, commosso per l’emozione, baciò l’uomo nero, lo benedisse e lo ringraziò più volte. Prese il macinino e si diresse verso casa. A metà strada si fermò per riposare e, affamato, decise di provare il macinino: “ Macinino, macinino, dammi del riso, della carne e del pane”. Chiuse gli occhi e quando li riaprì vide che davanti a lui c’era tutto il cibo che aveva chiesto. Esultante, mangiò e riprese il cammino verso casa.
Una volta arrivato, raccontò eccitato l’accaduto alla famiglia, l’apparizione dell’uomo nero e il suo regalo meraviglioso.

La famiglia ringraziò Iddio per la sua infinita misericordia. Chiesero subito un pasto sostanzioso e per diversi giorni mangiarono a sazietà, senza alcun problema.
Tra i loro vicini vi era però una vecchietta che di tanto in tanto faceva loro visita. Arrivò un giorno e chiese a una delle figlie: “Come procedono le cose?”. “Molto bene! Nostro padre non lavora più e abbiamo un macinino meraviglioso che ci dà tutto ciò che desideriamo”. La vecchietta decise che quel macinino doveva essere suo.

Qualche giorno dopo tornò a far visita alla famiglia e chiese in prestito il macinino: “Ve lo renderò tra due ore”, promise. Preso il macinino decise di sostituirlo con un altro identico. E così fece.
Il padre, tornato a casa la sera, prese il macinino per sfamarsi come al solito, ma la magia non funzionò. Le figlie raccontarono l’accaduto, così fu subito chiaro il trucco della vecchia.

Ormai non si poteva più fare niente, non essendoci alcuna prova della sostituzione del macinino. Quella sera mangiarono gli avanzi del giorno precedente e il giorno dopo il padre si recò nuovamente nella foresta ad abbattere gli alberi.
Dopo che ebbe tagliato il primo albero apparve nuovamente l’uomo nero: “ Come mai sei ancora qui? Non ti ho forse dato il macinino perché tu non venissi più? Perché dunque stai ancora tagliando gli alberi? ”. “ Signore, le mie stupide figlie hanno prestato il macinino a una vecchietta e non siamo più riusciti a riaverlo. Ecco perché devo ricominciare a lavorare “.

L’uomo nero ci pensò un attimo e disse: “ Ti darò una seconda opportunità. Tieni questo vassoio che ti darà tutti i soldi che vorrai, però non tornare più qui ”.
Il cuore del falegname si riempì nuovamente di gioia. Lungo la strada si rivolse al vassoio, come per metterlo alla prova: “ Vassoio, dammi molti soldi! ” e subito caddero monete d’oro e d’argento.
Nuovamente raccontò alla moglie e alle figlie ciò che era successo, ammonendole di non darlo in prestito a nessuno.

Dopo un’altra settimana di gioia e abbondanza la vecchia tornò a far loro visita e, con molte chiacchiere e sorrisi, riuscì a portarsi via il vassoio magico.
Quando l’indomani il falegname tornò ad abbattere gli alberi della foresta, ecco che comparve nuovamente l’uomo nero e il falegname gli raccontò l’accaduto.
“ Ti ho dato due opportunità e non sei riuscito ad approfittarne. Ecco la tua ultimissima possibilità : ti darò questo bastone, se si troverà accanto ad una persona senza vestiti, la prenderà a botte finché tu non dirai basta. Innanzitutto tu stesso, tua moglie e le tue figlie dovrete lasciarvi picchiare, per la vostra ingenuità, poi raccontate alla vecchietta che il bastone è magico ed esaudisce ogni desiderio durante il sonno “.

Il falegname, tornato a casa, si spogliò e ordinò alla moglie e alle figlie di fare altrettanto, lasciandosi picchiare dal bastone finché non fu il momento di dire basta.

Il giorno dopo arrivò la vecchietta chiedendo: “ Come procedono le cose? “.
Le raccontarono che il bastone esaudiva ogni desiderio se tenuto accanto al letto durante la notte e si offrirono di prestarglielo per una prova.
Dopo alcuni giorni la vecchietta non era ancora ritornata, così la famiglia al completo andò a farle visita, ma la trovarono morta accanto al letto. Una volta toltasi i vestiti per andare a letto non era più riuscita a trattenere il bastone, venendo picchiata fino alla morte.

Il falegname e le sue donne presero il macinino e il vassoio e tornarono a casa dove vissero sempre felici e contenti.


Fiaba tratta dal libro “Chingula e altre storie”
Edizioni dell’Arco – www.edizionidellarco.com

mercoledì 12 ottobre 2011

Impara l'arte - I colori a olio (parte 2)

Oli essiccativi
Servono ad essiccare il dipinto per evitare perdite di colore e brillantezza. Il migliore è l’essicativo di Muller e stemperato con olio di lino in proporzioni giuste senza eccedere e inoltre unito con la trementina può risultare anche ottimo come vernice finale.

I Medium
Sono preziosi aiuti per la pittura a olio.
Medio essiccante, composto da olio di lino, essenza di petrolio, ragia minerale ed essiccante, utile per ridurre la consistenza del colore e accelera l’essiccazione.
Medio lento, a base di olio di papavero e ragia minerale, rallenta l’essiccazione, sempre riducendo la consistenza del colore.
Medio opacizzante, di contro, mantiene la consistenza del colore, ma ne riduce la brillantezza.

Le vernici
Vernice finale brillante: protettiva va spalmata solo quando i colori sono ben secchi.
Vernice per ritocco: essiccazione rapida, meno brillante, ma utile per ritoccare zone opache.
Vernice mastice : elastica e dà una brillantezza notevole ai colori. Nel tempo tende ad ingiallire, quindi usata con parsimonia e comunque si può rimuovere, all’occorrenza.

Cristina Bruno


Leggi anche la Parte 1

domenica 9 ottobre 2011

Chingula e altre storie - La lumaca e la gazzella

Ecco una nuova fiaba tratta da "Chingula e altre storie" scelta per voi dalla nostra Cristina Bruno.

Una gazzella incontrò una lumaca e le disse con disprezzo: “ Tu lumaca, sei incapace di correre e riesci solo a trascinarti sul terreno”.
La lumaca rispose : “ Incontriamoci tra due giorni per una sfida e vedrai”.
Ridendo la gazzella accettò.

La lumaca prese cento foglie e su ognuna scrisse: - Quando vedrai la gazzella e dirà “lumaca!”, tu risponderai: “eccomi, ma tu non corri poi così veloce!”-
Distribuì le foglie alle amiche lumache dicendo loro: “leggete queste foglie perché sappiate cosa fare quando verrà la gazzella”.


Nel frattempo, disse alle lumache di nascondersi in tutte le strade dove sarebbe passata due giorni più tardi.
Quando arrivò il giorno della sfida la gazzella disse alla lumaca: “Corriamo pure tu ed io, se vuoi, ma rimarrai indietro, questo è certo. LUMACA!”

La lumaca si nascose in un arbusto lasciando andare avanti la gazzella. Mentre correva questa gridava: “Lumaca!”, ma c’era sempre una lumaca che sbucando da un cespuglio rispondeva: “Eccomi, ma tu non corri poi così veloce!” Ma non era mai la stessa!


Alla fine la gazzella finì a terra stremata e senza fiato, imparando così a rispettare il suo prossimo.

mercoledì 5 ottobre 2011

Impara l'arte - I colori a olio (parte 1)

Questo è in piccolo passo per entrare nel mondo dei dipinti a olio. Entriamo in punta di piedi, in quanto è di grande professionalità e chi trova la passione in questo modo di dipingere, ritengo che possa cimentarsi in qualsiasi forma di pittura.

E’ un argomento vastissimo e di grande attrattiva. E’ necessario avere una base approfondita di conoscenza della gamma di colori in commercio e della loro composizione per orientarsi a decidere quale è quello che si addice di più alla nostra pittura.

I diversi sistemi di composizione impiegati dalle fabbriche apportano risultati diversi. Ad esempio il bianco di zinco è preferibile a quello d’argento, perché quest’ultimo non si fonde bene con i gialli di cadmio e il vermiglione. L’azzurro di Prussia con la luce intensa si scurisce, quindi va mescolato con il bianco di zinco o azzurro di cobalto per avere la stabilità del colore.

Quindi la scelta dei colori a olio non và sottovalutata e l’acquisto si consiglia sia orientato verso colori ricchi di pigmenti stabili, resistenti alla luce, atossici e non inquinanti. Colori che non ingialliscono nel tempo e che non necessitano di alcun additivo.

Altri materiali importanti e indispensabili per la pittura a olio sono gli oli essenziali e gli oli essiccativi; i primi danno fluidità e elasticità al colore, i secondi lo seccano più o meno velocemente, pur rimanendo la brillantezza e l’elasticità.

Oli essenziali
L’Olio diluente, composto da ragia minerale e olio di lino ha la proprietà di ridurre la consistenza del colore e facilita la stesura. Và usato con moderazione, perché i colori sono già ricchi di olio e inoltre il prodotto tende a ingiallirsi nel tempo.

Il Diluente inodore è un moderato solvente adatto in ambienti non aerati. E’ un diluente aromatico del petrolio.
La ragia minerale si compone di petrolio raffinato e una percentuale di aromatizzante, ha un potere assorbente notevole anche se l’evaporazione è lenta.

L’essenza di trementina è la più usata e la più efficace. La caratteristica principale è quella che non sgrassa i colori lasciandoli morbidi ma, purtroppo a contatto con l’aria ingiallisce ed è molto inquinante. Quindi dovrà essere rinnovata spesso e usata in ambienti ben aerati.

Infine tra gli oli essenziali troviamo l’essenza di petrolio, è volatile e inodore. Penetra a fondo negli strati secchi del colore e produce opacità. Un difetto è quello che sgrassa troppo il colore e toglie elasticità. Da usare con parsimonia in quanto è nocivo.

Cristina Bruno 

domenica 2 ottobre 2011

Chingula e altre storie - Il leopardo imprudente

Ecco una nuova fiaba tratta da "Chingula e altre storie" scelta per voi dalla nostra Cristina Bruno.

Una elefantessa era andata vicino alle rive del fiume Zambesi con il suo elefantino, chiamato JoJo. Pascolando, l’elefantino si allontanò dalla madre senza che lei se ne accorgesse.

Un leopardo acquattato nella vicina foresta lo vide e corse per balzargli addosso, ma il piccolo corse, più veloce di lui, verso l’elefantessa.
A questo punto il leopardo, resosi conto della sua imprudenza e dell’imminente pericolo, fu costretto a fare marcia indietro e a correre verso la foresta. Quasi raggiunto dall’elefantessa inferocita, il povero leopardo si arrampicò velocemente fin sulla cima di un enorme baobab, fuori portata dalle zanne e dalla proboscide vendicatrice.

L’elefantessa rimase a lungo, forse due ore, sotto il baobab in attesa che il leopardo discendesse; poi, visto che non succedeva nulla, cominciò a spingere l’enorme albero per sradicarlo. La sua furia era tale che l’enorme tronco cominciò a inclinarsi.

Quando il baobab era sul punto di crollare, il leopardo disperato fece un balzo e si mise a fuggire alla massima velocità. Fu inseguito dall’elefantessa e dagli altri elefanti del branco che erano stati avvisati da JoJo. Per sua fortuna, riuscì a infilarsi nell’intrico della foresta e a sfuggire ai suoi inseguitori.
Da quel giorno decise di rinunciare alla carne di elefantino.


Fiaba tratta dal libro “Chingula e altre storie”
Edizioni dell’Arco – www.edizionidellarco.com

mercoledì 28 settembre 2011

Impara l'arte - Il disegno con le matite colorate

La matita colorata è molto pratica e stimola la spontaneità nel disegnare. Siamo attratti dalle matite colorate e ci viene spontaneo tracciare segni colorati. Sovrapponendo uno o più colori se ne possono ottenere altri e variando la pressione o tracciando linee più o meno marcate o più ravvicinate, si ottengono effetti speciali, sfumature e tonalità diverse.

La matita colorata è il primo materiale che il bambino conosce e impara ed è quello il momento in cui lo si può educare nell’uso di questo semplice strumento.

Proviamo ad usare un solo colore e usiamolo in modi diversi, si otterranno effetti diversi e tonalità differenti. Linee parallele equidistanti dà una tonalità, sovrapponendo altre righe si avrà un effetto più marcato e così si possono anche creare sfumature particolari. Il tratteggio incrociato eseguito con diversi colori crea l’apparenza di miscelatura dei colori stessi.

C’è anche la combinazione di colori sovrapposti. Si ottiene una diversa tonalità e sfumatura. Quindi è importante anche l’ordine con cui sovrapponiamo i colori. Prendiamo i colori blu, rosso e giallo. A seconda di come li sovrapponiamo si ottengono più o meno delicate sfumature e tonalità. Ad esempio se mettiamo come base il blu, poi il rosso e il giallo, otterremmo una tonalità più scura, mentre come base il rosso, poi blu e giallo, si otterrà una tonalità più chiara.
Proviamo, il divertimento è assicurato!

Cristina Bruno

sabato 24 settembre 2011

Chingula e altre storie - Il leone e il coniglio

Ecco a voi una nuova fiaba tratta da "Chingula e altre storie" scelta per voi dalla nostra Cristina Bruno.

Un leone aveva tre figli, che affidò al coniglio perché ne avesse cura. Il coniglio, invece di vegliare su di loro, li uccise. Come fece?
Mentre il leone era a caccia, gli uccise uno dei figli. Al suo ritorno, quando era distante da casa, il leone chiese al coniglio : “I miei figli sono vivi?”. “ Si”, rispose il coniglio. “Allora mostrameli”, disse il leone.
Il coniglio gliele fece vedere uno, poi l’altro per due volte. “non c’è dubbio”, disse il leone, “me li sta trattando bene”.

Un altro giorno, il coniglio uccise il secondo. Il leone, al suo ritorno, quando era ancora ad una certa distanza, tornò a chiedere notizie dei figli: “ Stanno bene?”. Il coniglio rispose affermativamente. “Fammeli vedere”. E il coniglio, ripetendo il trucco, gli mostrò per tre volte lo stesso cucciolo.
“non c’è dubbio”, disse il leone, “tratti proprio bene i miei figli; vieni a prendere la carne per nutrirli; io vado a caccia”. Il coniglio si prese la carne e fuggì.

Morale: non dobbiamo avere fiducia cieca nelle persone, prima di conoscere bene il loro animo.

Fiaba tratta dal libro “Chingula e altre storie”
Edizioni dell’Arco – www.edizionidellarco.com

mercoledì 21 settembre 2011

Impara l'arte - Disegnare con il carboncino

E’ uno strumento molto duttile ed è un’ ottima tecnica per iniziare a disegnare. Ci si lascia trasportare con estrema facilità e si possono ottenere contrasti e toni con semplici pressioni delle dita o posizione del carboncino, oltre all’uso di un panno e gomma morbida di lattice per correggere.
Poiché produce una polvere finissima, consiglio di usare un camice mentre si disegna e coprire con dei giornali il piano di lavoro e il pavimento. Poi ci si può sbizzarrire con tranquillità.
E’ fatto con il legno carbonizzato di tiglio, di vite o di salice e ci sono in commercio varie misure dal più fine al più grosso.

Un’ampia zona tonale si disegna appoggiando un pezzo di carboncino orizzontalmente sulla carta e trascinarlo verso di noi. Si può scurire le tonalità aumentando la pressione. Si crea una tonalità più compatta ripassando il segno con le dita e si creano effetti diversi variando la pressione e il numero degli strati.

Il carboncino di punta si usa per tracciare il disegno di base, anche se le linee non sono perfette, verranno corrette man mano che si prosegue il disegno utilizzando le varie tonalità con la posizione del carboncino, pressione delle dita e la gomma per definire i chiaro/scuri.

Le dita vengono usate prevalentemente per alleggerire la tonalità troppo scura del carboncino.

Un effetto bellissimo si ha utilizzando anche il foglio colorato di base e il medesimo soggetto acquisterà visivamente effetti diversi su basi di colore differente.

Importantissimo è fissare il colore alla fine del lavoro utilizzando una semplice lacca per capelli non profumata o fissatore spray.

In commercio si trova la matita carboncino ed è adatta per la realizzazione di disegni che poi verranno dipinti a pastelli, a olio, a tempera o ad acquarello. Con la matita carboncino si ha la possibilità di entrare meglio nel dettaglio, quindi è opportuno impiegarla per rifinire i disegni. eseguiti con il carboncino classico.

Cristina Bruno 

"La lia che dorme" - Francesca Ferrari - carboncino, gomma e matita